Comune di Pianello Val Tidone
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I MONUMENTI

Pianello concentra i suoi principali monumenti all'interno del paese.

La Piazza Umberto I

È delineata sul lato destro da un edificio a portici, frutto di un rimaneggiamento delle scuderie del castello.

 

 

La Rocca Municipale

Si erge nel centro dell'abitato ed è costituita da diversi corpi di fabbrica che ne disegnano una pianta irregolare.
La prima fortificazione risale al X secolo e fu distrutta dal Barbarossa nel 1164.
L'attuale castello venne eretto nel XIV secolo dai Dal Verme (capitani dei Visconti di Milano).
Nei secoli successivi la rocca venne trasformata in palazzo gentilizio, pur conservando le solide mura in sasso. Ciò che rimane è ora adibito a sedi di uffici pubblici e ad abitazioni.
L'edificio è sede del Municipio e del museo archeologico.

 

Il Museo Archeologico

È nato dalla collaborazione tra l'Associazione Archeologica Pandora e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna.
Conserva reperti preistorici e protostorici, molti dei quali rinvenuti presso la Piana di San Martino. La sala più grande contiene reperti di età romana, altomedievale, medievale.
Dall'area del cimitero di Pianello provengono ritrovamenti che testimoniano i commerci del tempo con tutta la Penisola , con i Galli e con le popolazioni che abitavano la Spagna.

I principali ritrovamenti sono:

La stele funeraria di età imperiale che proviene dalla zona artigianale. La lapide è in marmo di Luni con basamento in rosso veronese, finemente scolpita.

Il Sarcofago tardo antico ritrovato a Vicomarino, sempre in rosso veronese.

Altri reperti provengono da un insediamento a Trevozzo, dalle tumulazioni di Ganaghello e dalla villa di Arcello.

Dal sito della Piana di San Martino arrivano:

la Moneta di Teodato ( re Goto della prima metà del VI secolo)

la Moneta di Ottone I di Sassonia il Grande, sceso in Italia nel 951.

 

La Chiesa Parrocchiale di San Maurizio

Fu costruita all'esterno delle mura nel 1250 e poi ampliata nel 1377.
La sua pianta è a croce ed è divisa in tre navate. Ha un'imponente facciata barocca in laterizi, risalente al 1712.
Al suo interno si possono ammirare un bell'altare maggiore in marmi del 1777, l'affresco absidale con i Santi Maurizio e Colombano, la statua della Madonna del Carmine, il coro ligneo scolpito da Francesco Prefetti nel 1747, l'affresco di Luciano Richetti, sopra il battistero, rappresentante il Battesimo di Gesù. Del Richetti sono anche le stazioni della Via Crucis . Le dieci vetrate sono del pittore Franco Corradini.

 

Una delle maggiori attrattive turistiche della Valtidone è sicuramente

Rocca d'Olgisio

Si erge su una rupe scoscesa situata tra i torrenti Tidone e Chiarone, arroccata su strati di roccia arenacea caratteristica per i fenomeni di erosione.

La Rocca d'Olgisio è uno dei complessi fortificati più antichi, splendidi e leggendari del territorio piacentino.

Dal 1979 i titolari di quest'angolo di paradiso sono i signori Bengalli. Nel passato, però, i proprietari furono Giovannato, i monaci di San Savino e i Conti Zilieri di Parma.

Il Castello ha una planimetria irregolare, adatta ad un terreno scosceso. È difeso da tre ordini di poderose mura e possiede due ingressi cinquecenteschi. La seconda porta, con le feritoie del ponte levatoio, permette di attraversare la torre e porta al cortile.Sul lato ovest c'è un pozzo profondo 50 metri .

Una scala a chiocciola permette di salire al mastio da cui si domina tutta la Val Padana.

Inoltre sono presenti un oratorio, un cortiletto interno ornato da un loggiato del cinquecento e un ampio salone che ospita affreschi raffiguranti episodi di vita del Cardinale Jacopo III Dal Verme. L'arredamento interno è costituito da mobilia d'epoca, che la famiglia Bengalli ha recuperato attraverso minuziose ricerche.

Il mastio ha muri di forte spessore, merli-finestre a filo e parte del basamento dotato di scarpa. All'interno si trovano numerosi locali collegati da camminamenti e scale che terminano con un piccolo loggiato cinquecentesco.

Si narra come nel 1478 la Rocca sia stata danneggiata da un incendio, nel 1516 bombardata con artiglierie ed espugnata con il lavoro di centinaia di scalpellini, bombardata ancora nel 1517.

All'esterno del castello, grazie ad alcuni scavi opera dell'archeologo Antonio Zucconi, sono state ritrovate cavità naturali abitate già in epoca antichissima, si tratta delle grotte del Cipresso, delle Sante e dei Coscritti. Recano segni di lavorazioni umane eseguite con strumenti metallici, e quindi risalenti all'età protostorica, non preistorica. La maggior parte delle grotte sono rimaste aperte attraverso i secoli e riutilizzate in svariati periodi come quello della Resistenza. Alcune sono state ostruite dalla sabbia, due di queste sono state esplorate ed hanno restituito ceramiche d'impasto risalenti all'età del Bronzo e alla seconda età del Ferro. Si pensa che le grotte fossero utilizzate come abitazioni, parte come necropoli parte per il culto.

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